Fiore e il «contagio fascista»: un passato che non passa nonostante il doppiopetto

candidato premier con Forza Nuova dopo la latitanza per una condanna a banda armata

«Mai stati filonazisti. Shoa? Roba da storici. Pronti ad appoggiare Berlusconi, come alle Regionali ‘05»

berlusconi-fiamma.jpg
Berlusconi con una bandiera della Fiamma Tricolore

Roberto Fiore un moderato? Difficile definirlo così, a giudicare il suo passato in Terza Posizione, la condanna per banda armata, la lunga latitanza e la simpatia per il fascismo. Ora però ci sono le elezioni in arrivo. Fiore ha indossato il doppio petto e si candida a guidare il Paese con Forza Nuova. Da qualche giorno lo si può trovare nei salotti buoni della tv, da Vespa e al Tg7, a discettare con toni pacati di immigrazione e aborto. E pazienza se i sondaggi gli danno lo 0,6 per cento scarso.

Che Forza Nuova sia un partito normalizzato, da «arco costituzionale», come si diceva una volta, è una tesi discutibile. Un bel documentario in uscita, di Claudio Lazzaro (Nazirock), racconta «il contagio fascista tra i giovani italiani» e mostra un «Campo d’azione» di Forza Nuova del 2006. Svastiche, foto di Rommel, negazionismo sulle camere a gas. Tra i partecipanti, gli ex terroristi Luigi Ciavardini (strage di Bologna) e Andrea Insabato (attentato al Manifesto).

Fiore, nel film si vede uno grande striscione stampato: «Più nazifascismo».
«Come? No, è impossibile»
Ci sono le immagini.
«Non è vero, non accetteremmo mai in un nostro campo uno striscione simile».
A giudicare dal merchandising, sembrate piuttosto filonazisti.
«Personalmente non ho mai avuto nessuna simpatia per il nazismo».
Eppure la effe e la enne incrociate di Forza Nuova somigliano a una svastica.
«Attenzione, il nostro simbolo elettorale è diverso. E comunque anche la croce celtica viene utilizzata ogni tanto, ma cosa c’entra? Forza Nuova vuole essere giudicata per le sue idee».
Nel film si parla a lungo di un libro di Carlo Mattogno: Auschwitz: fine di una leggenda.

«Non l’ho letto».
Auschwitz è una leggenda?
«Guardi, io sono perché gli storici facciano il loro dovere e indaghino in modo indefesso. Poi se poi qualcuno è stato ucciso per il fatto di essere ebreo o per altro motivo, questo è un crimine grave».
Ma c’è stato un genocidio? Sono esistite le camere a gas?
«Noi siamo radicalmente contrari ai genocidi».
Sì, ma la shoah?
«Moltissimi ebrei sono stati uccisi. Certo, non solo loro. Comunque siamo nel 2008 e dobbiamo parlare degli italiani».
Voi nei vostri Campi vendete spille di Hitler e del Duce.
«Comuni interi fanno profitti sui gadget, come Predappio. Non è questo il punto. Vuole sapere la mia opinione sul fascismo?».
Sì.
«Non ho difficoltà a dirle che ho simpatia per certi aspetti: le leggi sociali, l’italianità, le grandi costruzioni architettoniche, le bonifiche pontine».
Turigliatto da Vespa se n’è andato al suo arrivo.
«Assurdo, è un rigurgito del passato. Sono stato compagno di scuola di Piero Marrazzo, Andrea Colombo, dei figli di Berlinguer. Io con i comunisti ci parlo da quando avevo 14 anni».
Ci parla e non solo. Ha una condanna per banda armata.
«In primo grado a 5 anni e in secondo a 3 e mezzo. Poi è arrivata la prescrizione. Ammetto quello che devo ammettere: sono stato attivo in senso radicale nella destra fino a 21 anni».
In senso radicale che significa? Con una banda armata?
«Con Terza posizione. Il clima era quello che era. Decine di giovani hanno attraversato la soglia della galera. Ma il cuore della battaglia fu positivo».
Positivo? Ci furono vittime e stragi orrende in quel periodo, da piazza Fontana alla Stazione di Bologna.
«Certo, ci fu terrorismo da una parte e dell’altra. Ma c’era anche la spinta romantica di una gioventù alla ricerca di una verità. Non si può criminalizzare quel periodo».
Nel campo di Marta, i Legittima Offesa cantano: “Il vostro sangue ci disseta. Frana la curva, frana sulla polizia italiana”.
«Eh, io non ascolto questo tipo di musica nel mio tempo libero. Ma è assurdo, mica vado a contestare i 99 Posse se parlo con Veltroni, no?».
Però potrebbe prendere le distanze dalla violenza negli stadi.
«Certo, non condivido l’idea di far crollare le tribune sulla polizia».
Un vostro volantino recita: «Un’Italia senza extracomunitari si può fare». Non è razzismo questo?
«No, non siamo contro i popoli che soffrono. E non sosteniamo che ci sia una differenza ontologica tra le razze. Io non ho problemi con gli stranieri: sono sposato con una spagnola e abbiamo dieci figli. Ma dico no agli immigrati extraeuropei e ai Rom».
Perché respingere un ingegnere etiope?
«Ma il caso singolo va bene, figuriamoci».
Voi siete contro l’aborto.
«Sì, guardiamo con interesse a Ferrara. Che però non chiude il suo ragionamento: va cambiata la legge 194».
Come?
«Stabilendo che l’aborto è un omicidio e come tale va trattato. In questo modo diminuiranno».
Per la verità sono in dimuzione da anni.
«È falso. Diminuiscono solo perché stanno diminuendo i concepimenti».
La destra è frammentata. Ciarrapico era con voi al Campo di Cerveteri del 2007 e ora è con il Pdl, con la Mussolini. Poi ci sono Santanché e Storace. Perché bisognerebbe votare voi?
«Perché noi abbiamo un programma più duro, più tosto. Ma siamo disponibili a collaborare e allearci con un governo Berlusconi».
Del resto vi eravate accordati con lui alle Regionali del 2005.
«Sì. E con la Mussolini è rimasto un buon rapporto. Ma voterà per noi anche molta gente di sinistra».
Di sinistra? E perché dovrebbe?
«Molti elettori dei ceti bassi, del popolo, sono con noi. Il proletariato è rimasto senza rappresentanza. E non ne può più degli immigrati».

Alessandro Trocino
Corriere della Sera 21 marzo 2008

«Partita» del Senato, decisivi Udc e sinistra

Intenzioni di voto

Stabile il divario Pd-Pdl. Appelli incrociati al «voto utile», sì dal 60% degli italiani

Nelle ultime settimane — e ancor più negli ultimi giorni — la distribuzione delle intenzioni di voto rilevata dai vari istituti di ricerca pare avere assunto un assetto relativamente stabile. Vi sono, certo, differenze, talvolta rilevanti, tra istituto e istituto, specialmente, in relazione al momento in cui il sondaggio è stato effettuato. Ma, nel complesso, tutte le ricerche confermano che la coalizione guidata da Berlusconi continua a conquistare la maggioranza relativa, attestandosi attorno al 44-46%. E che quella condotta da Veltroni goda approssimativamente del 36-38% dei consensi. La distanza tra le due si può quindi stimare in circa l’8%. In realtà, la differenza di voti (virtuali) tra Pdl e Pd è inferiore ed è pari a circa il 4-5%. Contano molto dunque le forze con cui essi si sono alleati. Conta, in particolare, la Lega che contribuisce a rafforzare significativamente la coalizione di centrodestra.

significativamente la coalizione di centrodestra.

Le implicazioni per il nuovo Parlamento Se il voto «vero» del 13-14 aprile confermerà questi dati, la prevalenza del centrodestra alla Camera è largamente assicurata, grazie al premio di maggioranza che viene qui compu-tato, come si sa, a livello nazionale. Diversa è la situazione per il Senato ove lo stesso premio è calcolato per ciascuna regione. Qui l’esistenza di una solida maggioranza è incerta. Sia a causa della persistente indeterminatezza del voto ai partiti in certe regioni (ad esempio il Lazio), sia, in alcune di esse, per l’incognita sul raggiungimento della soglia dell’8% per le forze concorrenti a quelle maggiori, in particolare, l’Unione di Centro e la Sinistra l’Arcobaleno. Infatti, il conseguimento dell’8% per l’una o per l’altra sottrarrebbe un numero consistente di senatori al Pd o al Pdl aumentando le incognite sulla distribuzione dei seggi in Senato. E’ specialmente per questo motivo che Berlusconi e Veltroni continuano a perorare la causa del «voto utile » — destinato cioè ai partiti maggiori e non «disperso » verso le forze più piccole — specie al Senato. Peraltro, questa richiesta sembrerebbe essere accolta dalla maggior parte (ma non da tutti) dei loro elettori. Un recente sondaggio ha mostrato infatti come il 60% degli italiani sia favorevole alla pratica del «voto utile».

Le fasi future della campagna elettorale

Ma la situazione potrebbe modificarsi anche, sensibilmente, nelle prossime settimane che sono quelle decisive e quelle in cui, solitamente, i leader avanzano le promesse più impegnative, tentando di convincere i tanti elettori che decidono all’ultimo minuto. Molti dei quali sono addirittura in bilico tra l’una e l’altra coalizione: grossomodo il 16% dell’elettorato dichiara infatti di «prendere in considerazione» al tempo stesso forze appartenenti al centrodestra e al centrosinistra. La persuasione degli indecisi spetterà particolarmente a Veltroni. E’ nel centrosinistra, infatti, che si trovano in misura relativamente maggiore gli elettori che non hanno ancora deciso di riconfermare il voto dato nel 2006

Renato Mannheimer
Corriere della Sera 22 marzo 2008

Anno Zero: aborto e tentativo di golpe clericale

Uno sprazzo di informazione      
Lafayette   
sabato 22 marzo 2008
Finalmente una trasmissione che è riuscita a fare informazione su un tema importante in mezzo al carnevale elettorale che tutto annienta con il proprio fragoroso frastuono.
Merito di Michele Santoro e del suo “Anno Zero“.
Ed è una piacevole conferma dopo la puntata straordinaria propedeutica alla visione di quel documentario della BBC che inchiodava la chiesa cattolica alle proprie responsabilità nell’occultamento degli innumerevoli e turpi episodi di pedofilia commessi da suoi funzionari, anche di alto livello.Stavolta si parlava di aborto, tema agitato da quella minoranza fanatica e faziosa, ansiosa di rimettere le grinfie sul corpo della donna dopo aver mutilato la stessa della libertà di autodeterminarsi senza condizionamento alcuno.
Ospiti Emma Bonino, pioniera della lotta per la legalizzazione dell’IVG e la soppressione dell’aborto clandestino classista e clericale , Franca Rame e , dal lato dei proibizionisti l’ex-sindacalista cattolico Savino Pezzotta, leader della neonata( e parrebbe già abortita, pardon appassita )Rosa Bianca e la ex-radicale, prossima parlamentare in quota PDL, Eugenia Roccella.
Duello che si è concluso, a nostro modesto avviso, con un periodico 6-0 6-0.Emblematico l’arrampicarsi sugli specchi della stessa Roccella che affastellava tutta una serie di marchiane enormità, assolutamente fuori da qualsiasi grazia di Dio , come allorquando , presa da un furore iconoclasta si lasciava sfuggire l’incredibile affermazione che la pillola RU 486 fosse 10 volte più pericolosa della tecnica abortiva tradizionale.
Ma come si può andare in televisione a raccontar simili panzane? Quanto a Pezzotta intesseva i soliti vaniloqui sul ruolo dell’uomo nella decisione o meno di interrompere la gravidanza e sul ruolo salvifico dei consultori ( tutti cattolici ) presenti, pareva, anche all’interno delle strutture ospedaliere pubbliche, cioè non confessionali.
Ci fosse più coraggio da parte degli operatori dell’informazione si potrebbe davvero sventare questo tentativo di golpe clericale, condotto in spregio delle più elementari norme di buon senso e di umanità…

Resistenza Laica 22 marzo 2008

Un sinistro clown per il circo mediatico

Un sinistro clown per il circo mediatico

(22-03-2008) – Il Financial Times ha dedicato un editoriale firmato Gideon Rachman alla Spagna ed agli scenari politici che si aprono dopo la rielezione di Zapatero. L’Italia coinvolta nell’analisi a causa di un paragone imbarazzante

Vi è una gerarchia ben chiara di pregiudizi in Europa occidentale. I britannici guardano dall’alto in basso i francesi, i francesi lo fanno con gli italiani, gli italiani con gli spagnoli, gli spagnoli con i portoghesi e tutti temono e ridicolizzano i tedeschi scrive Gideon Rachman  aggiungendo come gli spagnoli abbiamo messo sotto sopra questa gerarchia xenofoba.

La Spagna è adesso più ricca, più affascinante e più dinamica dell’Italia”e alla moda come lo era l’Italia negli anni Sessanta.

Cambiamenti che si riflettono sull’economia infatti nel 2006 il PIL spagnolo pro-capite ha superato quello italiano, lo spagnolo medio è adesso più ricco dell’italiano medio, un fatto impensabile quando il paese uscì dall’isolamento del franchismo all’inizio degli anni Ottanta.

L’editorialista passa alla scena politica aggiungendo che il governo spagnolo appare come un modello di stabilità in paragone alla frenetica instabilità italiana e poi, prima di  continuare l’analisi sulla Spagna arriva l’affondo contro Silvio Berlusconi: le elezioni del prossimo mese probabilmente porteranno alla caduta della coalizione di centrosinistra e al ritorno al potere di Silvio Berlusconi, uno scoppiettante magnate che è visto come un sinistro clown in gran parte dell’Europa. Zapatero non sarà una grande figura della scena europea ma almeno non si rende ridicolo.

Agora news 22 marzo 2008

Par condicio violata. I dati dell’Agcom e il richiamo del Presidente Calabrò

L’INFORMAZIONE VIZIATA

di Redazione
La legge 28 del 2000, che norma la comunicazione politica in campagna elettorale, è di difficileapplicazione per il cambiamento di scenario politico e mediatico.
E tuttavia, va rispettata. E’ quanto ribadisce l’Autorità per la garanzie nelle comunicazioni nella delibera con cui ha richiamato le emittenti radiotelevisive al riequilibrio immediato nell’applicazione dei principi sul pluralismo dell’informazione
in questa campagna elettorale.  L’AGCOM nel testo della delibera pubblicato sul suo sito,prende atto delle “difficoltà applicative” della normativa in materia di par condicio “in relazione al mutamento di scenario rispetto all’epoca della sua emanazione, determinato, da un lato, dal cambiamento della legge elettorale nel 2005, il cosidetto “Porcellum“, e, dall’altro dall’evoluzione dei format televisivi.

Invero – scrive l’Authority – la regolamentazione in materia di par condicio e la stessa legge elettorale vigente, prevedendo una convergenza degli attori della campagna elettorale su due coalizioni, presuppongono una situazione diversa da quella cui si assiste nella campagna elettorale in corso, che vede un’estrema frammentazione dei soggetti politici, essendo state presentate numerose liste che hanno raggiunto il quorum di un quarto degli elettori”. La
situazione si complica “fortemente” nella seconda fase della campagna elettorale (iniziata il 10 marzo, n.d.r.) perché, “mentre nella prima fase la presenza in televisione è rapportata in misura prevalente alla rappresentatività parlamentare, nella seconda fase c’è l’allineamento di tutte le liste in competizione”.
Tuttavia, l’Agcom ritiene che “la legge debba trovare applicazione nella misura massima consentita dal mutamento della situazione da disciplinare rispetto a quella da essa presupposta”.
Ricordando che la disciplina dei programmi di informazione per le elezioni politiche è dettata, per quel che riguarda il servizio pubblico, dalla Commissione di Vigilanza e, per quanto concerne le altre emittenti, dalle delibere dell’Agcom, l’Authority richiama radio e tv a un immediato riequilibrio nell’informazione politica, snocciolando i dati del monitoraggio relativi al periodo dal 10 al 17 marzo, che mostrano “uno squilibrio nella presenza delle forze politiche che nessuna ragionevole ermeneutica e nessuna difficoltà applicativa possono giustificare”. Tale squilibrio “è particolarmente avvertibile nei notiziari” sia “nel rapporto tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre, sia all’interno di queste ultime sia anche, in certa misura, tra il Pdl e il Pd“. Da
qui l’appello dell’AGCOM, che ricorda come “nella scorsa campagna elettorale l’invito in tal senso rivolto da questa Autorità portò, in sostanza, a buoni risultati, che gli interventi sanzionatori hanno poi corroborato, integrato e puntualizzato”.
In particolare, per l’Authority “i programmi di informazioni trasmessi dalle emittenti radiotelevisive nazionali, pubbliche e private, quali i telegiornali, i giornali radio, i notiziari e ogni altro programma di contenuto informativo a rilevante presentazione giornalistica” devono assicurare “la presenza di tutte le liste di candidati presentate con il medesimo simbolo in tanti ambiti territoriali da interessare almeno un quarto del
totale degli elettori e delle liste riferite alle minoranze linguistiche, ove previsto”. Inoltre, “nel rispetto dell’autonomia editoriale”, le emittenti “nell’arco di ciascuna
settimana, devono garantire a ciascuna lista concorrente alle elezioni, nei notiziari trasmessi, parità di trattamento, obiettività, completezza, imparzialità ed equità”. Ancora, le emittenti, “nel complesso dei programmi di approfondimento informativo trasmessi”, devono assicurare “la più ampia ed equilibrata presenza e la possibilità di espressione ai diversi soggetti politici e deve garantire, nel limitato tempo della
campagna elettorale in corso, a tutte le liste in competizione parità di trattamento”.
Infine, “nei notiziari e nei programmi di approfondimento informativo le posizioni dei diversi soggetti politici vanno rappresentate in modo corretto ed obiettivo, attenendosi nella conduzione dei medesimi notiziari e programmi ad un comportamento imparziale e tale da non influenzare le libere scelte degli elettori, evitando il ricorso a valutazioni personali tali da alterare l’oggettiva portata politico-elettorale delle posizioni politiche rappresentate e privilegiando il tempo in cui il
soggetto parla direttamente in voce”.

E questi sono  i dati dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni – pubblicati sul sito dell’AGCOM – relativi alla presenza dei politici nei tg nella prima settimana del secondo periodo di applicazione della par condicio, ovvero dal 10 al 17 marzo nella ricerca realizzata da Isimm per l’Agcom. Si considerano gli interventi in voce nelle
edizioni principali e in tutte le edizioni dei Tg.
  

TUTTE LE EDIZIONI – Il dato che colpisce di piu’, tra quelli
relativi al tempo di parola dei soggetti politici in tutte le
edizioni, e’ quello del Tg4 che nel periodo preso in
considerazione vede il Popolo della liberta’ al 53.65% e il Partito democratico al 15.66%; segue poi la Sinistra arcobaleno al 7.93%, il Partito socialista al 6.86% mentre le altre forze sono sotto il 4.37% dell’Italia dei Valori. Sempre in casa Mediaset il Tg5 per tutte le edizioni vede il Pdl al 34.86% e il Pd al 23.59%, con a sorpresa la Sinistra arcobaleno al 17.30%, al 6.46% l’Udc, il Partito socialista al 4.34% e gli altri intorno al 2% o meno. A Studio Aperto, Pdl al 37.80% e il Pd al 21.89%, terza formazione quella di Di Pietro con il 7.86%.
Per quanto riguarda la Rai in tutte le edizioni il tempo di parola e’ sempre a vantaggio del Pdl, sempre in seconda
posizione il Pd. Al Tg1 Pdl 35.13%, Pd 28.66%. Al Tg2 Pdl 36.10%. Al Tg3 29.44% al Pd, 28.79% al Pd. Al terzo posto, al
Tg1 quasi pari merito tra la Sinistra arcobaleno e l’Udc, rispettivamente al 9.35% e 9.24% (a grande distanza gli altri
dal 2.94% de La destra in giu’); al Tg2 sempre la Sinistra arcobaleno al 6.88% e poi l’Udc al 6.61%; al Tg3 la Sinistra
arcobaleno al 13.61% e l’Udc all’11.75%.
  

Al Tg La7, il Popolo della liberta’ al 41.71% e il Partito democratico al 19.44%, segue Di Pietro con il 15.46%, poi il Partito socialista al 12.99%. Mentre l’altra emittente del gruppo, Mtv, vede il Pdl al 35.89%, il Pd al 30.02% e la
Sinistra-arcobaleno al 20.09%.
  

EDIZIONI PRINCIPALI – In totale nelle edizioni principali dei
Tg Rai il Pdl ha avuto il 33.45%, il Pd il 27%, Di Pietro il
10.66%, l’Udc il 9.76%, poi gli altri dal 2.84% de La destra in
giu’. Nel dettaglio al Tg1 il Pdl al 33.77%, il Pd al 29.30%,
poi seguono sempre la Sinistra arcobaleno e l’Udc al 9.05%, gli
altri sotto il 3.38% de La destra. Al Tg2 Pdl al 37.62%, Pd al
22.70%, la Sinistra arcobaleno all’8.09%, l’Udc al 7.78% e gli
altri sotto il 3.11% de La destra. Al Tg3 31.10% per Pdl, 30.29%
al Pd, 15.38% alla Sinistra arcobaleno, 13.28% Udc, poi tutti
gli altri sotto il 2.09% di Partito socialista e La destra.
  

Nelle edizioni principali dei tg Mediaset, al Tg4 Pdl al
39.18% e Pd al 18.24%, Partito socialista al 10.17%, Sinistra
arcobaleno all’8.84%, Di Pietro al 6.48%, Udc al 5.62%. Al Tg5
Pdl al 37.76%, Pd al 20.78%, Sinistra arcobaleno al 12.72%,
Partito socialista al 4.76%, Di Pietro al 4.51%. A Studio Aperto
Pdl al 43.64%, Pd al 26.37%, la Sinistra arcobaleno al 6.68%, Di
Pietro
al 4.61% e tutti gli altri sotto il 3.61% dell’Udc.

Articolo 21 -22 marzo 2008

PDL CAMBIA NOME AI RAPPRESENTANTI DI LISTA:”DIFENSORI DEL VOTO”

 Ecco il nuovo che avanza. Una vera rivoluzione politica sta per spazzare via come un uragano il vecchiume subito per anni. Già, perchè in queste elezioni, la vera novità sarà rappresentata dal nuovo nome che Berlusconi, o qualcuno del suo staff dotato di grande fiuto politico, hanno dato ai rappresentanti di lista del Partito delle Liberta’: DIFENSORI DEL VOTO. Così, qualora elementi di dubbia moralità, avessero intenzione di operare brogli elettorali, i “difensori del voto” glielo impediranno. Non vogliamo mica che succeda come l’altra volta, quando “è andata al governo la sinistra per colpa delle schede contate male”?

Dal sito   VOTABERLUSCONI

Ci stiamo organizzando affinché alle prossime elezioni tutti i seggi siano presidiati dai Difensori del voto, i rappresentanti di lista che dovranno presidiare le operazioni di voto e soprattutto il conteggio dei voti, per evitare che si ripetano i tristi episodi avvenuti anche durante le ultime elezioni politiche del 2006.
Se anche tu vuoi diventare un Difensore del voto, compila la form. Sarai contattato dai giovani dello staff dell’on. Mario Mantovani, responsabile del progetto, per definire nel dettaglio il modo in cui potrai fare la tua parte per difendere la regolarità del voto.