Par condicio violata. I dati dell’Agcom e il richiamo del Presidente Calabrò

L’INFORMAZIONE VIZIATA

di Redazione
La legge 28 del 2000, che norma la comunicazione politica in campagna elettorale, è di difficileapplicazione per il cambiamento di scenario politico e mediatico.
E tuttavia, va rispettata. E’ quanto ribadisce l’Autorità per la garanzie nelle comunicazioni nella delibera con cui ha richiamato le emittenti radiotelevisive al riequilibrio immediato nell’applicazione dei principi sul pluralismo dell’informazione
in questa campagna elettorale.  L’AGCOM nel testo della delibera pubblicato sul suo sito,prende atto delle “difficoltà applicative” della normativa in materia di par condicio “in relazione al mutamento di scenario rispetto all’epoca della sua emanazione, determinato, da un lato, dal cambiamento della legge elettorale nel 2005, il cosidetto “Porcellum“, e, dall’altro dall’evoluzione dei format televisivi.

Invero – scrive l’Authority – la regolamentazione in materia di par condicio e la stessa legge elettorale vigente, prevedendo una convergenza degli attori della campagna elettorale su due coalizioni, presuppongono una situazione diversa da quella cui si assiste nella campagna elettorale in corso, che vede un’estrema frammentazione dei soggetti politici, essendo state presentate numerose liste che hanno raggiunto il quorum di un quarto degli elettori”. La
situazione si complica “fortemente” nella seconda fase della campagna elettorale (iniziata il 10 marzo, n.d.r.) perché, “mentre nella prima fase la presenza in televisione è rapportata in misura prevalente alla rappresentatività parlamentare, nella seconda fase c’è l’allineamento di tutte le liste in competizione”.
Tuttavia, l’Agcom ritiene che “la legge debba trovare applicazione nella misura massima consentita dal mutamento della situazione da disciplinare rispetto a quella da essa presupposta”.
Ricordando che la disciplina dei programmi di informazione per le elezioni politiche è dettata, per quel che riguarda il servizio pubblico, dalla Commissione di Vigilanza e, per quanto concerne le altre emittenti, dalle delibere dell’Agcom, l’Authority richiama radio e tv a un immediato riequilibrio nell’informazione politica, snocciolando i dati del monitoraggio relativi al periodo dal 10 al 17 marzo, che mostrano “uno squilibrio nella presenza delle forze politiche che nessuna ragionevole ermeneutica e nessuna difficoltà applicativa possono giustificare”. Tale squilibrio “è particolarmente avvertibile nei notiziari” sia “nel rapporto tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre, sia all’interno di queste ultime sia anche, in certa misura, tra il Pdl e il Pd“. Da
qui l’appello dell’AGCOM, che ricorda come “nella scorsa campagna elettorale l’invito in tal senso rivolto da questa Autorità portò, in sostanza, a buoni risultati, che gli interventi sanzionatori hanno poi corroborato, integrato e puntualizzato”.
In particolare, per l’Authority “i programmi di informazioni trasmessi dalle emittenti radiotelevisive nazionali, pubbliche e private, quali i telegiornali, i giornali radio, i notiziari e ogni altro programma di contenuto informativo a rilevante presentazione giornalistica” devono assicurare “la presenza di tutte le liste di candidati presentate con il medesimo simbolo in tanti ambiti territoriali da interessare almeno un quarto del
totale degli elettori e delle liste riferite alle minoranze linguistiche, ove previsto”. Inoltre, “nel rispetto dell’autonomia editoriale”, le emittenti “nell’arco di ciascuna
settimana, devono garantire a ciascuna lista concorrente alle elezioni, nei notiziari trasmessi, parità di trattamento, obiettività, completezza, imparzialità ed equità”. Ancora, le emittenti, “nel complesso dei programmi di approfondimento informativo trasmessi”, devono assicurare “la più ampia ed equilibrata presenza e la possibilità di espressione ai diversi soggetti politici e deve garantire, nel limitato tempo della
campagna elettorale in corso, a tutte le liste in competizione parità di trattamento”.
Infine, “nei notiziari e nei programmi di approfondimento informativo le posizioni dei diversi soggetti politici vanno rappresentate in modo corretto ed obiettivo, attenendosi nella conduzione dei medesimi notiziari e programmi ad un comportamento imparziale e tale da non influenzare le libere scelte degli elettori, evitando il ricorso a valutazioni personali tali da alterare l’oggettiva portata politico-elettorale delle posizioni politiche rappresentate e privilegiando il tempo in cui il
soggetto parla direttamente in voce”.

E questi sono  i dati dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni – pubblicati sul sito dell’AGCOM – relativi alla presenza dei politici nei tg nella prima settimana del secondo periodo di applicazione della par condicio, ovvero dal 10 al 17 marzo nella ricerca realizzata da Isimm per l’Agcom. Si considerano gli interventi in voce nelle
edizioni principali e in tutte le edizioni dei Tg.
  

TUTTE LE EDIZIONI – Il dato che colpisce di piu’, tra quelli
relativi al tempo di parola dei soggetti politici in tutte le
edizioni, e’ quello del Tg4 che nel periodo preso in
considerazione vede il Popolo della liberta’ al 53.65% e il Partito democratico al 15.66%; segue poi la Sinistra arcobaleno al 7.93%, il Partito socialista al 6.86% mentre le altre forze sono sotto il 4.37% dell’Italia dei Valori. Sempre in casa Mediaset il Tg5 per tutte le edizioni vede il Pdl al 34.86% e il Pd al 23.59%, con a sorpresa la Sinistra arcobaleno al 17.30%, al 6.46% l’Udc, il Partito socialista al 4.34% e gli altri intorno al 2% o meno. A Studio Aperto, Pdl al 37.80% e il Pd al 21.89%, terza formazione quella di Di Pietro con il 7.86%.
Per quanto riguarda la Rai in tutte le edizioni il tempo di parola e’ sempre a vantaggio del Pdl, sempre in seconda
posizione il Pd. Al Tg1 Pdl 35.13%, Pd 28.66%. Al Tg2 Pdl 36.10%. Al Tg3 29.44% al Pd, 28.79% al Pd. Al terzo posto, al
Tg1 quasi pari merito tra la Sinistra arcobaleno e l’Udc, rispettivamente al 9.35% e 9.24% (a grande distanza gli altri
dal 2.94% de La destra in giu’); al Tg2 sempre la Sinistra arcobaleno al 6.88% e poi l’Udc al 6.61%; al Tg3 la Sinistra
arcobaleno al 13.61% e l’Udc all’11.75%.
  

Al Tg La7, il Popolo della liberta’ al 41.71% e il Partito democratico al 19.44%, segue Di Pietro con il 15.46%, poi il Partito socialista al 12.99%. Mentre l’altra emittente del gruppo, Mtv, vede il Pdl al 35.89%, il Pd al 30.02% e la
Sinistra-arcobaleno al 20.09%.
  

EDIZIONI PRINCIPALI – In totale nelle edizioni principali dei
Tg Rai il Pdl ha avuto il 33.45%, il Pd il 27%, Di Pietro il
10.66%, l’Udc il 9.76%, poi gli altri dal 2.84% de La destra in
giu’. Nel dettaglio al Tg1 il Pdl al 33.77%, il Pd al 29.30%,
poi seguono sempre la Sinistra arcobaleno e l’Udc al 9.05%, gli
altri sotto il 3.38% de La destra. Al Tg2 Pdl al 37.62%, Pd al
22.70%, la Sinistra arcobaleno all’8.09%, l’Udc al 7.78% e gli
altri sotto il 3.11% de La destra. Al Tg3 31.10% per Pdl, 30.29%
al Pd, 15.38% alla Sinistra arcobaleno, 13.28% Udc, poi tutti
gli altri sotto il 2.09% di Partito socialista e La destra.
  

Nelle edizioni principali dei tg Mediaset, al Tg4 Pdl al
39.18% e Pd al 18.24%, Partito socialista al 10.17%, Sinistra
arcobaleno all’8.84%, Di Pietro al 6.48%, Udc al 5.62%. Al Tg5
Pdl al 37.76%, Pd al 20.78%, Sinistra arcobaleno al 12.72%,
Partito socialista al 4.76%, Di Pietro al 4.51%. A Studio Aperto
Pdl al 43.64%, Pd al 26.37%, la Sinistra arcobaleno al 6.68%, Di
Pietro
al 4.61% e tutti gli altri sotto il 3.61% dell’Udc.

Articolo 21 -22 marzo 2008

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