Lite tra Fini e Formigoni sul governo. Bossi conferma 4 ministri per la Lega

 

Governo: incontro interlocutorio Berlusconi-Formigoni 
 «Sì, credo che Formigoni onori il mandato degli elettori e resti a governare la Lombardia». Lo ha dichiarato il presidente di An, Gianfranco Fini.
«Non sapevo che fosse l’onorevole Fini a dover decidere del futuro mio e della Lombardia. Per quanto riguarda me e Berlusconi, abbiamo
aggiornato il nostro colloquio a domani sera» è stata la risposta immediata del governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Silvio Berlusconi gli avrebbe offerto il posto di coordinatore del Pdl. Il Cavaliere avrebbe chiesto dunque a Formigoni di restare alla guida della Regione, aggiungendo la promessa di un incarico ministeriale nel 2010, quando terminerà la legislatura regionale. Formigoni avrebbe invece puntato su un ministero, probabilmente quello delle Attività produttive. Poi, si sarebbe limitato a prendere atto della proposta del Cavaliere. Tuttavia, fonti a lui vicine fanno trapelare «perplessità» da parte del governatore lombardo.
Umberto Bossi dal canto suo pensa che Formigoni rimarrà in Lombardia ed esprime soddisfazione per come si sta muovendo Berlusconi «ma adesso -aggiunge- non dobbiamo perdere più tempo, la gente è contenta ma vuole risposte subito».

Il leader della Lega conferma che la pattuglia dei ministri leghisti nel prossimo governo Berlusconi è quella annunciata domenica dopo l’incontro di Arcore con Berlusconi. Il senatur alle Riforme, Maroni all’Interno, Zaia alle Politiche agricole, Calderoli vicepremier. «Gli accordi di governo -dice Bossi a margine di una visita ad una mostra a Varese- sono definitivi. Le Riforme e l’Interno vanno alla Lega. Ci siamo io e Maroni. D’altra parte al Viminale facciamo un piacere a Berlusconi, perchè chi dei suoi è in grado di affrontare i problemi della sicurezza e dell’espulsione dei clandestini? Ci vuole uno con le palle è Maroni lo è». Il leader del Carroccio annuncia anche un ruolo di viceministro per le Infrastrutture per il capogruppo uscente al Senato, Roberto Castelli, destinato, per il momento, a rimanere a Roma. «Castelli lo mettiamo lì per le infrastrutture per le strade del Nord -dice Bossi- abbiamo fatto un passo indietro, un ministro in meno, per un posto da viceministro e così abbiamo dimostrato che non è questione di poltrone e che in realtà bisogna far partire la macchina subito».

Il Sole 14 ore 22 aprile 2008

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