DI WILDGRETA
Sconcerto. Stupore. Sgomento. Shock emotivo. Potrei andare avanti così, visto che ho studiato anche i dizionari dei sinonimi, ma mi fermo. Infatti ieri ho sentito parlare per la prima volta i nuovi parlamentari, ovvero coloro che i partiti hanno scelto come nostri rappresentanti, e le parole per descrivere quello che ho provato, forse non basterebbero mai.
Se è vero che esiste fra i cittadini una certa disaffezione nei confronti della classe politica, è anche vero che difficilmente ci si potrà affezionare ad un simile “vuoto parlamentare”.
Le frasi pronunciate dai giovani parlamentari che non riesco a togliermi dalla testa :
“Mio padre mi ha detto di studiare tutto e prendere sempre appunti.”
“Penserò ai giovani e agli studenti senza dimenticarmi dei pensionati.”
“Comincerò a studiare come si presentano le proposte di legge sin da domani mattina.”
“Sono emozionata ma non troppo perchè faccio politica da quando avevo 14 anni e ora ne ho 26.”
“Sono qui per appresentare i giovani del sud, ma anche gli altri.”
“Sono qui per imparare.”
“Sento una grande responsabilità nei confronti dei giovani.”
“Sono molto vicina alle problematiche dei giovani e con la sensibilità di una donna giovane cercherò di impegnarmi per loro.”
Ecco, questi sono i concetti espressi in linea di massima da ognuna delle matricole. Eppure ci sono bambini che già a 8 o 9 anni, sanno metterti di fronte a problematiche molto più profonde: “A scuola non facciamo differenze. Ci sono tanti bambini che vengono da altri paesi, nella mia classe, e molti parlano benissimo l’italiano. Se un bambino è appena arrivato e non conosce bene la nostra lingua, a turno ci sediamo vicino a lui per aiutarlo”.
Quanti temi politici da sviluppare ci sono in questo semplice componimento fatto da un bambino della seconda elementare?
L’integrazione, il fatto che non venga usata da questo bambino la parola “straniero”, l’accoglienza, la solidarietà. Ah, già, dimenticavo: i neoeletti sono a Montecitorio… per imparare. Col tempo….chissà.









