INCONTRO VELTRONI-BERLUSCONI: VIETATO PARLARE DI MELASSA.VOGLIAMO CHIAMARLO “AMORE”?
16 05pmFri, 16 May 2008 14:57:20 +0000136o, 2008 — wildgretaDura trentacinque minuti l’incontro a palazzo Chigi. “Insieme sulle riforme
ma no a melasse di tipo programmatico”. La telefonata a Udc e Idv
Veltroni e Berlusconi: “Convergere per modificare le regole del gioco”
No al taglio dell’Ici, “l’emergenza sociale sono le famiglie”. Rivedere la soglia
di sbarramento delle Europee. E la sinistra radicale: “Un colpo di stato”
di CLAUDIA FUSANI
Silvio Berlusconi e Walter Veltroni a palazzo Chigi
ROMA - E’ dovere dell’ospite dare massimo conforto e agiatezza all’invitato. Così Silvio Berlusconi lascia addirittura l’azzurra sala stampa di palazzo Chigi all’invitato Veltroni per raccontare del loro incontro. Nè un pranzo di lavoro nè un light lunch. In trentacinque minuti c’è stato il tempo per un caffè, qualche pasticcino e succhi di frutta. Ma anche questo appartiene alla normalità di questi incontri.
“Consuetudine” è anche la prima parola che pronuncia Veltroni arrivando in sala stampa. “Mi stupisce che stupisca” insiste. Ce l’ha con il peso politico che è stato dato all’incontro. E con le strumentalizzazioni che ne sono state fatte. “Questo è solo il primo colloquio, ce ne saranno altri come avviene in tutte le democrazie evolute di questo mondo dove si cerca la convergenza sulle regole del gioco”. L’Italia era sì un’anomalia, ma prima però.
Veltroni appare rilassato. Certo non radioso come quella sera del 30 novembre scorso quando per la prima volta i due leader cominciarono a parlare di riforme e più in generale di cose che potevano essere fatte insieme, in clima di larghe intese. Ma c’era ancora il governo Prodi e lo tsunami del voto politico non era neppure immaginabile. Un’altra era. Il segretario del Pd, per quanto abile nel dissimulare, è anche, per forza, preoccupato. Le voci di inciucio; l’immagine-incubo del Veltrusconi; i dubbi di D’Alema; le brutte esperienze della Bicamerale - un altro tavolo di larghe intese per fare insieme le riforme fatto fallire proprio da Berlusconi nel 1998 - ; la diffidenza di alleati come Di Pietro e di altri membri dell’opposizione come l’Udc; l’Italia che non è ancora un paese con sistema bipolare e non ci sono solo due leader (”ho ripetuto a Berlusconi che io sono solo il leader della parte più grande dell’opposizione” ha detto Veltroni): tutto questo ha aleggiato nello studio di Berlusconi durante i 35 minuti del colloquio.
Il senso dell’incontro è che il premier e il segretario si metteranno subito al lavoro sulle riforme istituzionali per modificare le cosiddette “regole del gioco”. Dal punto di vista programmatico, invece, Veltroni ha spiegato al premier che il Pd appoggerà solo le misure che puntano a risolvere adesso, subito, “la grave emergenza sociale per cui milioni di famiglie non riescono ad arrivare a fine del mese”.
Premesse di metodo: “Confronto, no melassa”. Veltroni entra a palazzo Chigi alle 12 e 45 in punto. Con lui solo il portavoce Roberto Roscani che resterà però fuori. Uno contro uno, senza vice e senza numeri 2. Alle 13 e 25 Veltroni è già in sala stampa. Un incontro lampo. Che Veltroni vuole prima spiegare sotto il profilo del metodo e della strategia. “La normalità nelle democrazie è che i leader di maggioranza e opposizione s’incontrino e si confrontino” spiega Veltroni. Due soli sono gli “ambiti” possibili di questo incontro-confronto: “Il primo riguarda le regole del gioco su cui occorre la convergenza ed è necessario il dialogo”; il secondo ambito riguarda i temi programmatici “su cui invece il confronto e il conflitto può, deve, essere anche aspro”. Eì chiaro che i due ambiti devono restare sempre “distinti”. Veltroni è bravo con le parole e le sintesi: “Dialogo sulle regole del gioco sì, consociativismo sui temi programmatici no”. Oppure: “No alla melasa sul piano programmatico”.
Regole del gioco. E’ il primo tavolo su cui il premier e Veltroni si metteranno a lavorare insieme. “Per noi va benissimo che si riparta da quel pacchetto di norme di riforme istituzionali che erano già state approvate alla Camera” dice Veltroni. Si tratta del pacchetto Violante e di quello Franceschini che modificano i regolamenti sui gruppi parlamentari, quasi dimezzano il numero dei parlamentari, nei fatti aboliscono una camera aprendo la strada al Senato federale e riducono drasticamente i tempi di approvazione delle leggi. “A Berlusconi ho spiegato che questo pacchetto serve subito all’Italia per poter andare più veloce”. Ne hanno convenuto insieme. E lo faranno insieme.
I poveri prima del taglio dell’Ici. E’ il secondo ambito, quello programmatico, “su cui non ci può essere melassa né consociativismo”. Veltroni è stato chiaro: “Per il Pd l’emergenza sociale sono le famiglie che non arrivano alla fine del mese. Questo è il primo passo da fare”. Significa che il taglio dell’Ici sarà misura condivisa dal Pd “solo se c’è copertura” e se non penalizza altre misure sociali più urgenti. E che “se ci sono le risorse la principale urgenza del paese è l’aumento dei salari”. E’ la rotta che aveva segnato ieri Massimo D’Alema che di Bicamerali sulle riforme con Berlusconi ne sa qualcosa.
Legge elettorale europea. C’è stato il tempo di “sfiorare” il tema Rai (”ho chiesto che il nuovo Cda sia nominato con nuove regole”), quello Alitalia (”E’ stato un errore far scappare Alitalia”) e la nuova legge elettorale europea. “Ho detto che alzare la soglia di sbarramento è giustio ma al 5% è troppo alta. Il rischio è impedire a quelle forze politiche che non sono rappresentate nel parlamento italiano di essere presenti” a Strasburgo. Una buona mediazione potrebbe essere il “3 per cento”.
La sinistra radicale: “Un colpo di stato”. La parola ora passa al Parlamento che ha una sorta di via libera a procedere senza indugio sulle riforme. Veltroni, preoccupato delle reazioni al faccia-a-faccia sia interne al Pd che dell’Italia dei Valori e dell’Udc, telefona subito ai capigruppo Massimo Donadi e Pierferdinando Casini. Ma la bomba esplode dalle parti della sinistra radicale che teme come una condanna a morte l’alzamento della soglia della legge elettorale. Con toni più istituzionali, Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione, parla di “attacco alla democrazia”. Manuela Palermi, ex capogruppo dei Comunisti italiani, parla di “colpo di stato”: “L’inciucio tra Veltroni e
Berlusconi è una sorta di colpo di stato perchè espropria il Parlamento, l’unico luogo deputato a discutere di scelte politiche e riforme istituzionali”. Ma loro in Parlamento non ci sono più.
Berlusconi: “Non esterno più”. Veltroni lascia palazzo Chigi subito dopo la conferenza stampa. Berlusconi non si fa vedere. Se non mentre esce in auto per andare a palazzo Grazioli. Un gruppo di cronisti lo ferma, lui gentilmente tira giù il finestrino e ribadisce: “Dovete cambiare mestiere. Parlerò solo nei luoghi istituzionali”. Non esterna più. Lo ha annunciato martedì. Per ora resiste. E addirittura rinuncia alle solite passeggiate palazzo Chigi-palazzo Grazioli ricche di esternazioni e sorprese. Domina il Letta style. da tre giorni. E’ finita un’epoca?
(La Repubblica 16 maggio 200 ![]()


