Blocco processi, decisivo il sì di Letta: uno scudo per il prestigio all’estero

di Wildgreta

Tutti hanno un prezzo, e così anche Lega e An possono acconsentire a un decreto salva-premier in più. Secondo l’articolo di seguito, sarebbe Gianni Letta ad aver convinto il premier del “Si può fare” versione PDL con la motivazione che una condanna per Berlusconi farebbe “crollare il prestigio del governo all’estero”. Il fatto incredibile è pensare che, invece,  una simile norma il prestigio lo faccia aumentare. Siccome reputiamo Letta persona acuta, dobbiamo mestamente ritenere che la storia dello “scudo per l’estero”sia un’mmagine fantasiosa. Probabilmente assai più fantasiosa delle accuse che “le toghe rosse” hanno mosso al nostro spaventatissimo Presidente del Consiglio.

Il prezzo della Lega per approvare la norma salva-premier: La Lega ieri ha incassato un impegno finanziario per l’Expo milanese.

Il Prezzo di AN:  Ignazio La Russa ha ottenuto il definitivo via libera sull’impiego dei militari.

Blocco processi, decisivo il sì di Letta: uno scudo per il prestigio all’estero

CLAUDIO SARDO Roma. A Silvio Berlusconi non sfugge il costo politico dell’emendamento che per un anno lo metterà al riparo dal processo Mills (e/o dall’inchiesta dei pm napoletani). I suoi dicono che ha esitato, che fino all’ultimo è stato in dubbio se forzare la mano. E che a convincerlo, più che l’avvocato Niccolò Ghedini, è stata la persona di cui maggiormente si fida: Gianni Letta. Se Ghedini, infatti, continua a sostenere che i rischi di condanna al processo Mills sono minimi, Letta ha spiegato che presto verranno momenti difficili per il governo e che non si può correre alcun rischio sul versante giudiziario. Le conseguenze d’immagine, soprattutto all’estero, di una parziale condanna in primo grado o anche solo di una sentenza dubitativa sarebbero troppo alti. Per il governo e per le istituzioni. Berlusconi ha aggiunto una sola condizione: «Se sfida deve essere, stavolta però dobbiamo affrontarla a viso aperto, senza nasconderci». Oggi sostenendo il confronto pubblico sulla sospensione dei processi (vedi lettera al presidente del Senato), domani difendendo la bontà delle norme a tutela delle alte cariche dello Stato. Il Cavaliere, come dimostra la richiesta di ricusazione del presidente del Tribunale di Milano, non intende risparmiare neppure «quei magistrati di sinistra che vogliono colpirmi». Invece ha espresso preoccupazione per i rapporti con il Pd: «La nostra scelta avrà conseguenze sul dialogo con l’opposizione. Speravo che il nuovo clima potesse durare a lungo. Purtroppo così indeboliremo Veltroni nel Pd…». Chi ha ascoltato il premier è rimasto colpito da quelle parole. Più che il riflesso dell’opinione pubblica sulle leggi ad personam, più che la possibile rimonta di umori antiberlusconiani, il premier si è mostrato preoccupato della tela di relazioni fin qui costruite con il Pd. Del resto, si sente ancora in piena «luna di miele», i sondaggi lo confortano e anche le elezioni siciliane hanno confermato lo stato di grazia del Pdl: non c’è momento migliore per affrontare qualche impopolarità. Anche se la sfida sarà duplice. La sospensiva dei processi è solo il primo atto. Anzi la «norma-ponte», come è stata definita a Palazzo Grazioli. Varrà per un anno. Il tempo di definire e approvare un nuovo lodo-Schifani (con le necessarie correzioni per superare le obiezioni della Corte). Ma anche il tempo che sarà necessario alla Consulta per esaminare questo decreto (e non è affatto esclusa una bocciatura). «La norma che garantisce l’immunità alle più alta cariche dello Stato – ripete Berlusconi ai suoi – è presente in molti ordinamenti europei. Non vedo perché in Italia debba suscitare scandalo». Peraltro, precisano a Palazzo Grazioli, l’immunità consiste solo in una sospensione dei procedimenti per la durata del mandato. Il problema è che la Corte costituzionale ha già bocciato il lodo Schifani. E la norma va riproposta con sostanziali modifiche. C’è chi preme perché l’immunità venga estesa a tutti i ministri. Secondo qualche giurista, invece, è necessaria una riforma della Costituzione per assicurare la sospensione dei procedimenti giudiziari. Il confronto è appena iniziato. Dal Pd è chiaro che non ci saranno aperture. La buona notizia per Berlusconi è che non ha faticato molto, stavolta, a convincere Lega e An. Filippo Berselli, di An, è co-firmatario, insieme a Carlo Vizzini, dei due emendamenti sulla sospensione dei processi. E Roberto Maroni ha addirittura telefonato a Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl in Senato, per assicurarlo dell’accordo sul testo. I distinguo e le resistenze dei giorni scorsi avevano una funzione, per così dire, contrattuale. La Lega ieri ha incassato un impegno finanziario per l’Expo milanese. E Ignazio La Russa ha ottenuto il definitivo via libera sull’impiego dei militari.

 Il mattino 17 giugno 2008

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