ICI, PAGHI ANCHE LA CHIESA: FIRMA L’APPELLO DI MICROMEGA

Chi lo desidera, oltre a firmare può condividere l’appello su Facebook e su Twitter.

«Presidente Monti, Lei chiede pesanti sacrifici ai cittadini, ma senza toccare i privilegi della Casta e della Chiesa. Chiediamo al suo governo di abolirli affinché vengano mantenute le promesse di equità». L’appello di MicroMega

(08 dicembre 2011)

Secondo un calcolo di parteammonterebbe a oltre sei miliardi di euro la cifra che ogni anno i contribuenti italiani spendono per finanziare in modo diretto o indiretto le attività della Chiesa Cattolica.I privilegi del Vaticano sono stati più volte al centro di inchieste anche dell’Espresso, come questa sulla misteriosa cresta realizzata sugli stipendi dei sacerdoti, o questa che cerca di fare il punto sulla quantità di voci che, in una fase di sacrifici per tutti cittadini, potrebbero forse essere riviste.

Si tratta indubbiamente di una questione complessa, che sarebbe stolto affrontare in modo intollerante, e tuttavia sono sempre di più a chiedersi se almeno una parte dei privilegi del Vaticano e della Cei non possano essere messi in discussione.

A questo obiettivo punta l’appello lanciato dalla rivista MicroMega, che ha già raccolto oltre 50 mila adesioni: «Presidente Monti, Lei ha appena presentato una manovra “lacrime e sangue” in cui si chiedono pesanti sacrifici ai cittadini, tra le misure previste anche la reintroduzione dell’Ici (in futuro Imu). Eppure i privilegi della Casta e della Chiesa non vengono intaccati: rimane in vigore quella legge simoniaca approvata dal governo Berlusconi per cui il Vaticano è esente dal pagamento dell’Ici. Per questo chiediamo al suo governo, affinché vengano mantenute quelle promesse di equità nella manovra, di abolire questo ignobile privilegio».

Sulla stessa rivista, Barbara Spinelli spiega bene le ragioni di questo appello: «E’ scandaloso che la Chiesa italiana chieda più equità nella manovra, e non sia sfiorata dal dubbio che anche lei debba contribuire ai sacrifici chiesti agli italiani, pagando come ciascuno l’Ici sugli immobili. Non dovrebbe neppure aspettare che il governo discuta la questione. Dovrebbe anticipare le mosse dell’esecutivo ed esigere – qui, subito – di essere tassata come lo sono tutti, di contribuire al risanamento italiano con una parte delle proprie ricchezze. Se non lo fa, non potrà esser chiamata Chiesa della povertà, Chiesa che assiste gli ultimi, i derelitti. Confermerà di essere una lobby come le altre, e anzi più potente delle altre: perché più ascoltata, perché – anche quando tace, proprio perché tace – più rumorosa» (Qui l’articolo completo).

Chi lo desidera, oltre a firmare può condividere l’appello su Facebook e su Twitter.

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