WikiLeaks: così il potere spia nel tuo pc

Aziende informatiche private. Che vendono ai governi i loro programmi per entrare nei computer dei cittadini. Rubando dati, infettandoli, controllandoli. Le ultime rivelazioni di WikiLeaks

di Stefania Maurizi

(08 dicembre 2011)

 Laptop che possono essere infettati da chiavette Usb apparentemente innocue e che non richiedono alcuna conoscenza informatica. Programmi che possono essere integrati nella rete di un Internet service provider in modo “da infettare i computer in massa”. Sono questi gli “untori” di dati che possono devastare i computer di un’azienda, un partito o un movimento politico.Nei nuovi “Spy Files”dedicati all’industria della sorveglianza elettronica, 23 dossier e video divulgati per la seconda settimana da WikiLeaks e pubblicati in esclusiva da “l’Espresso”, c’è un asso pigliatutto: si chiama FinFisher ed è un prodotto commercializzato da due giganti del settore che hanno stabilito una stretta collaborazione: l’inglese Gamma e la tedesca Elaman.

Niente sembra poter sfuggire a FinFisher: è una tecnologia capace di agire su computer e telefonini, che penetra gli scudi di firewall e antivirus, ed è capace di rubare qualsiasi informazione: dalle conversazioni via Skype alle chat, dai file stampati a quelli cancellati. Può essere installata direttamente nei computer attraverso dispositivi fisici, come le chiavette Usb, ma anche a distanza, attraverso file che infilano il micidiale cavallo di Troia “FinSpy”, “un Trojan professionale che è completamente invisibile e tutte le sue comunicazioni sono totalmente coperte”. Uno strumento per monitorare mafiosi, terroristi e criminali, certo. Ma che potrebbe finire nelle mani di chiunque.
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Antonio Razzi e la compravendita dei parlamentari – [Gli Intoccabili, 07/12/'11]

Razzi e la compravendita: “Per dieci giorni mi fottevano la pensione”

In Parlamento? “Siamo qui a fare i cazzi nostri”. Ecco il racconto di come si diventa “responsabili” in parlamento, da gli Intoccabili, in onda su La7. Dalla fiducia del 14 dicembre alla Svizzera, tutto finalizzato a prendere il vitalizio. Perché, come dice l’onorevole Razzi: “Qui sono tutti malviventi, se non fai da solo ti si inculano loro”.

MANOVRA MONTI, STANGATA PER PIERSILVIO: PAGHERA’ 150 EURO AL GIORNO PER IL “BESAME” DA 18 MILIONI”

Di Wildgreta

Mentre i pensionati dovranno dire addio  alle poche decine di euro di indicizzazione, sacrificate per salvare l’Italia, è proprio il caso di dire che “Se Atene piange, Sparta non ride”, infatti non sappiamo come abbia preso Piersilvio Berlusconi la “stangata” di 150 euro al giorno che dovrà pagare per il suo yacht di 37 metri costato 18 milioni di euro e varato soltanto un anno fa. Immaginiamo che in queste ore, Piersilvio si stia rammaricando di aver rinunciato al suo “Suegno” di 30 metri, che avrebbe pagato una tassa di 120 euro, con un risparmio di ben 30 euro al giorno. In tempo di crisi, siamo certi che i conti li facciano un po’ tutti.

Di seguito, una scheda sullo “sfortunato” yacht di Piersilvio.

 

Pier Silvio Berlusconi e il nuovo yacht da 37 metri

Quale modo migliore per salutare l’arrivo dell’estate se non quello di regalarsi uno yacht nuovo di zecca?

Questo sembra aver pensato Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset e figlio del più famoso Silvio, il nostro presidente del Consiglio.

Il giovane rampollo infatti ha acquistato un’imbarcazione lunga 37 metri che è stata appena varata ad Ancona.

Lo yacht è stato realizzato dal celebre marchio Ferretti, leader mondiale nella costruzione di questo tipo di natanti, e dispone di quattro suite e di una sala dedicata esclusivamente al fitness, di cui il facoltoso proprietario è un seguace convinto.

Grazie all’ampia disponibilità di spazi il Custom line 124, questo il nome del modello, può trasportare fino a sedici ospiti, compresi i sei dell’equipaggio.

Questa è la seconda imbarcazione acquistata da Pier Silvio Berlusconi, che tre anni fa si era regalato uno yacht di 30 metri chiamato Suegno e realizzato sempre da Ferretti.

Il costo del nuovo gioiellino è di 18 milioni di euro.

MANOVRA MONTI, LETTERA ALESINA E GIAVAZZI:”CARO PRESIDENTE, COSI’ NON VA”

TROPPE TASSE, POCHI TAGLI

Caro presidente no, così non va C aro presidente, Lei conosce perfettamente l’importanza storica per il nostro Paese e per l’Europa (oseremmo dire per il mondo intero) delle decisioni che il suo governo oggi assumerà. Dobbiamo confessarle, con tutto il rispetto per il compito difficilissimo che Lei sta svolgendo, che le indiscrezioni che leggiamo sui giornali ci preoccupano e speriamo davvero che Lei e il Suo governo le smentiscano con i fatti. Quattro erano i punti che a noi parevano essenziali. Primo, per quanto riguarda i conti, ridurre le spese, più che aumentare le tasse. Secondo, preoccuparsi non tanto del saldo della manovra, ma della sua qualità, soprattutto guardando agli effetti sulla crescita. Terzo, dal punto di vista del metodo e del significato politico (anche questo importante) abbandonare la concertazione, perché comunque a quel tavolo non hanno accesso i giovani e chiunque non ha rappresentanza. Infine attaccare senza esitazioni i costi della politica e chiudere i mille canali che consentono di evadere le tasse. Insomma, dare un segnale netto.

Leggiamo invece che dopo i passi iniziali, che sembravano assai incoraggianti, la manovra si sta delineando secondo le solite modalità: aumenti di imposte, pochissimi tagli, incontri con le cosiddette parti sociali (cioè concertazione), nessuna riduzione dei costi della politica. Punto primo. Tutti gli studi (sia accademici che del Fondo monetario internazionale che della Commissione europea) concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali fatti aumentando le aliquote hanno creato recessioni più forti di quelli che hanno operato riducendo le spese. Non solo: la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l’economia si avvita in una recessione sempre più grave. Quella di cui leggiamo è una manovra fatta per tre quarti di maggiori tasse e solo per un quarto di minori spese. Il peso delle imposte in Italia è sopra la media europea (già elevata).

Se poi vogliamo considerare l’equità, gli aumenti delle aliquote Irpef colpirebbero anche le classi medie e si sommerebbero alla reintroduzione dell’Ici sulla prima casa. Non sono solo i super ricchi quelli colpiti dagli aumenti dell’Irpef che, a quanto leggiamo, Lei proporrebbe. 75mila euro lordi l’anno (la soglia oltre la quale inizierebbe l’aumento dell’aliquota) corrispondono a poco più di 3.800 euro netti al mese. Per ridurre il deficit, invece di alzare le aliquote, perché non tagliare un po’ di sussidi alle imprese? La Tabella A1 della Relazione trimestrale di cassa al 30.6.2010 riporta 15,5 miliardi di trasferimenti a imprese pubbliche e private, cioè oltre 30 miliardi di euro l’anno. Sono tutti davvero necessari? Quanti premiano imprenditori più abili a muoversi nei corridoi dei ministeri che ad innovare? E perché non agire coraggiosamente contro il peso di un impiego pubblico esorbitante e talvolta inutile?

Fino a pochi giorni fa si pensava che l’intervento sulla previdenza avrebbe prodotto risparmi per oltre 10 miliardi. Ora siamo a 6, di cui metà provenienti dall’eliminazione dell’adeguamento all’inflazione, una misura che ridurrà i consumi. Punto secondo: la crescita. Molto più di un saldo di 25 o 15 miliardi, ciò che conta è un segnale di svolta sulle riforme strutturali. Come Lei ben sa, il nostro problema non è il deficit, ma il rapporto fra debito e prodotto interno. Per ridurlo non basta mantenere un saldo positivo al numeratore: occorre che aumenti il denominatore, cioè la crescita. La riforma dei contratti di lavoro sembra scomparsa ed è invece condizione sine qua non per la crescita. E poi riforma della giustizia, cominciando da una riduzione drastica delle sedi giudiziarie, e liberalizzazione delle professioni.

È fondamentale che domani Lei offra delle proposte concrete e credibili su questi temi e si impegni ad andare avanti anche a costo di affrontare le proteste virulenti di chi difende solo interessi di parte. Punto terzo: il metodo. Con infinti e tediosi incontri con questa o quella rappresentanza si ritorna al solito problema italiano: viene colpito chi lavora e non evade le tasse, mentre nulla si fa per tagliare la spesa pubblica. Quante volte Lei stesso lo ha scritto su questo giornale? Infine non si dimentichi che i segni sono importanti. Sappiamo che non può eliminare i vitalizi, ma può tagliare in modo drastico i trasferimenti agli organi istituzionali: ad esempio Camera e Senato. Avrà contro mille parlamentari, ma avrà dalla sua parte 50 milioni di cittadini. Le Sue immagini insieme alla signora Merkel e al presidente Sarkozy ci hanno riempito di orgoglio, come italiani, dopo tante umiliazioni. Il mondo ci sta guardando: non è più tempo di passi felpati. Ci vuole una risposta nuova, oseremmo dire «rivoluzionaria». Alberto Alesina e Francesco Giavazzi4 dicembre 2011 | 9:46] TROPPE TASSE E POCHI TAGLI
Caro presidente no, così non va

C aro presidente, Lei conosce perfettamente l’importanza storica per il nostro Paese e per l’Europa (oseremmo dire per il mondo intero) delle decisioni che il suo governo oggi assumerà. Dobbiamo confessarle, con tutto il rispetto per il compito difficilissimo che Lei sta svolgendo, che le indiscrezioni che leggiamo sui giornali ci preoccupano e speriamo davvero che Lei e il Suo governo le smentiscano con i fatti.

Quattro erano i punti che a noi parevano essenziali. Primo, per quanto riguarda i conti, ridurre le spese, più che aumentare le tasse. Secondo, preoccuparsi non tanto del saldo della manovra, ma della sua qualità, soprattutto guardando agli effetti sulla crescita. Terzo, dal punto di vista del metodo e del significato politico (anche questo importante) abbandonare la concertazione, perché comunque a quel tavolo non hanno accesso i giovani e chiunque non ha rappresentanza. Infine attaccare senza esitazioni i costi della politica e chiudere i mille canali che consentono di evadere le tasse. Insomma, dare un segnale netto.

Leggiamo invece che dopo i passi iniziali, che sembravano assai incoraggianti, la manovra si sta delineando secondo le solite modalità: aumenti di imposte, pochissimi tagli, incontri con le cosiddette parti sociali (cioè concertazione), nessuna riduzione dei costi della politica.

Punto primo. Tutti gli studi (sia accademici che del Fondo monetario internazionale che della Commissione europea) concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali fatti aumentando le aliquote hanno creato recessioni più forti di quelli che hanno operato riducendo le spese. Non solo: la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l’economia si avvita in una recessione sempre più grave. Quella di cui leggiamo è una manovra fatta per tre quarti di maggiori tasse e solo per un quarto di minori spese.

Il peso delle imposte in Italia è sopra la media europea (già elevata). Se poi vogliamo considerare l’equità, gli aumenti delle aliquote Irpef colpirebbero anche le classi medie e si sommerebbero alla reintroduzione dell’Ici sulla prima casa. Non sono solo i super ricchi quelli colpiti dagli aumenti dell’Irpef che, a quanto leggiamo, Lei proporrebbe. 75mila euro lordi l’anno (la soglia oltre la quale inizierebbe l’aumento dell’aliquota) corrispondono a poco più di 3.800 euro netti al mese. Per ridurre il deficit, invece di alzare le aliquote, perché non tagliare un po’ di sussidi alle imprese? La Tabella A1 della Relazione trimestrale di cassa al 30.6.2010 riporta 15,5 miliardi di trasferimenti a imprese pubbliche e private, cioè oltre 30 miliardi di euro l’anno. Sono tutti davvero necessari? Quanti premiano imprenditori più abili a muoversi nei corridoi dei ministeri che ad innovare?

E perché non agire coraggiosamente contro il peso di un impiego pubblico esorbitante e talvolta inutile? Fino a pochi giorni fa si pensava che l’intervento sulla previdenza avrebbe prodotto risparmi per oltre 10 miliardi. Ora siamo a 6, di cui metà provenienti dall’eliminazione dell’adeguamento all’inflazione, una misura che ridurrà i consumi.

Punto secondo: la crescita. Molto più di un saldo di 25 o 15 miliardi, ciò che conta è un segnale di svolta sulle riforme strutturali. Come Lei ben sa, il nostro problema non è il deficit, ma il rapporto fra debito e prodotto interno. Per ridurlo non basta mantenere un saldo positivo al numeratore: occorre che aumenti il denominatore, cioè la crescita. La riforma dei contratti di lavoro sembra scomparsa ed è invece condizione sine qua non per la crescita. E poi riforma della giustizia, cominciando da una riduzione drastica delle sedi giudiziarie, e liberalizzazione delle professioni. È fondamentale che domani Lei offra delle proposte concrete e credibili su questi temi e si impegni ad andare avanti anche a costo di affrontare le proteste virulenti di chi difende solo interessi di parte.

Punto terzo: il metodo. Con infinti e tediosi incontri con questa o quella rappresentanza si ritorna al solito problema italiano: viene colpito chi lavora e non evade le tasse, mentre nulla si fa per tagliare la spesa pubblica. Quante volte Lei stesso lo ha scritto su questo giornale? Infine non si dimentichi che i segni sono importanti. Sappiamo che non può eliminare i vitalizi, ma può tagliare in modo drastico i trasferimenti agli organi istituzionali: ad esempio Camera e Senato. Avrà contro mille parlamentari, ma avrà dalla sua parte 50 milioni di cittadini.
Le Sue immagini insieme alla signora Merkel e al presidente Sarkozy ci hanno riempito di orgoglio, come italiani, dopo tante umiliazioni. Il mondo ci sta guardando: non è più tempo di passi felpati. Ci vuole una risposta nuova, oseremmo dire «rivoluzionaria».

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi4 dicembre 2011 | 9:46

http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_04/alesina_giavazzi-presidente-cosi-non-va_0205d1da-1e50-11e1-b26c-4b15387dad1c.shtml

GOVERNO MONTI: BIOGRAFIA DEI MINISTRI

Nome per nome, ecco l’identikit dei ministri del nuovo governo

mario monti quirinale box

I VOLTI DEI MINISTRI: FOTOGALLERY

MARIO CATANIA
MINISTRO DELL’AGRICOLTURA
Mario Catania, classe 1952, romano, una passione per la montagna. L’attuale capo dipartimento delle Politiche agricole e internazionali del Mipaaf si aggiudica la delega all’Agricoltura nel nuovo governo Monti. Laureato in giurisprudenza, un percorso professionale votato alla pubblica amministrazione, con una lunga esperienza a Bruxelles come esperto di agricoltura nella Rappresentanza Permanente Italiana. Appena ventiseienne entra nel Palazzo dell’Agricoltura a far parte della Direzione del personale e qui approda nel 1987 in quella che allora si chiamava la Direzione della tutela economica dei prodotto agricoli. Dopo un anno vince il concorso per dirigente a soli 36 anni, un indiscutibile primato vista la giovane età. Dirige vari settori tra cui quello del latte e della qualità dei prodotti.

CORRADO CLINI
MINISTRO DELL’AMBIENTE

È il negoziatore climatico per l’Italia in campo internazionale (nell’ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite4 sui cambiamenti climatici), ma è anche l’uomo che tiene insieme le aziende intorno all’idea di sviluppo sostenibile. Corrado Clini, neo ministro dell’Ambiente, si sposta di pochi metri: il suo ufficio attuale da direttore generale del dicastero di Via Cristoforo Colombo sale al piano nobile occupato precedentemente da Stefania Prestigiacomo. Attualmente alla guida della direzione generale per lo sviluppo sostenibile, il clima e l’energia, Clini – 64 anni, laureato in medicina del lavoro e in igiene e sanità pubblica – è ‘senior research fellow’ ad Harvard ed è autore di oltre 40 pubblicazioni scientifiche. È coordinatore della Commissione tecnica del Cipe che ha elaborato il piano nazionale per la riduzione delle emnissioni dei gas ad effetto serra; è stato presidente del comitato nazionale di gestione per le attività del protocollo di Kyoto (2005-2009); focal point del protocollo di Montreal per la protezione della fascia di ozono; è stato membro del consiglio di amministrazione e vice commissario dell’Enea (2004-2007); membro del China Council for International Cooperation on Environment and Development; membro del board dell’Agenzia europea dell’ambiente. Tra il 2002 e il 2009 ha programmato e coordinato oltre 900 progetti, soprattutto sulla modellistica e sulla valutazione dei cambiamenti climatici, ricerca e sviluppo delle tecnologie a basso impatto ambientale. Di particolare rilievo, quelli nel Mediterraneo, in Medio Oriente e in Cina. Inoltre, ha avuto un ruolo fondamentale durante il G8 svoltosi in Italia nel 2009, nell’ambito del Forum sulle tecnologie a basso impatto di carbonio (Trieste e Bologna) e del vertice dei ministri dell’Ambiente a Siracusa. Ha ricoperto la carica di presidente della Global Bioenergy partnership (2005-2009), a cui aderiscono 20 Paesi. Infine, da agosto è presidente del Consorzio per l’area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste. Leggi il seguito di questo post »

REFERENDUM, QUATTRO SI’: TUTTE LE MANIFESTAZIONI

Referendum, ultimo sprint

Settimana decisiva di mobilitazione per i quattro quesiti: sit-in, concerti, appelli e una catena umana per il quorum e per quattro “sì” nell’urna

di CRISTINA ZAGARIA

Referendum, ultimo sprint ecco tutte le manifestazioni

Appelli on line, catene umane, musica e mostre fotografiche per i quattro sì ai referendum: è partita l’ultima settimana di impegno per i Comitati e i movimenti impegnati contro il nucleare e per difendere l’acqua pubblica.

Da oggi su tutte le bacheche di Facebook gira l’appello: «Fate attenzione a non sovrapporre le schede, perché sono come carta copiativa». Oppure: «Questa persona beve vino, ma difende l’acqua pubblica». Messaggi veloci, video virali e un passaparola incessante per votare “sì” e per vincere la sfida del quorum (il 50 per cento più uno dei votanti) per i quattro quesiti a cui sono chiamati a rispondere gli italiani, domenica 12 e lunedì 13 giugno. Si vota per l’acqua pubblica (due quesiti), contro il nucleare, e sul legittimo impedimento.

Nell’agenda cittadina, invece, martedì 7 giugno alle 17, all’Istituto campano per la storia della Resistenza, dell’antifascismo e dell’età contemporanea “Vera Lombardi”, la rivista “Il Tetto”, l’Associazione “La città possibile”, il Cidi Napoli organizzano un incontro-dibattito per discutere dei referendum. Intervengono: Renato Briganti, Donato Ceglie, Pasquale Colella, Guido D’Agostino, Alberto Lucarelli.

Alle 19 al Kestè Lab si inaugura (in largo San Giovanni Maggiore) la mostra fotografica “Una foto per l’acqua!”, a cura di Eliana Esposito, Luciano Ferrara, Mario La Porta, Pino Bertelli.
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FEMMINICIDIO-VIOLENZA, IDV: LEGGE PER INASPRIMENTO PENA DOMANI PRESENTAZIONE DDL, CON PEDICA, LERICI E PARENTI VITTIME

(Carmela, suicida a tredici anni dopo aver subito una violenza sessuale)

(DIRE) Roma, 9 mar. – Giungeranno in Senato, da diverse parti d’Italia, le mamme e i parenti delle donne uccise dai loro compagni, ma anche alcune delle donne miracolosamente sopravvissute alla furia cieca dei loro mariti o ex mariti. Attendono da tempo che la politica si occupi di loro, prevedendo una pena certa per i carnefici delle loro figlie o sorelle. Giovedi’ 10 marzo, alle 16 nella sala stampa del Senato, il senatore Stefano Pedica (Idv), facendosi portavoce delle loro istanze, presentera’ un disegno di legge i cui cardini sono la certezza e l’inasprimento della pena per i reati di omicidio volontario, omicidio aggravato dalla presenza di vincoli familiari o rapporti affettivi (anche conclusi) e omicidio premeditato.

Tra coloro che saranno presenti: Clementina Ianniello, mamma di Veronica Abbate, uccisa il 3 settembre 2006 all’eta’ di 19 anni dal suo ex fidanzato, Mario Beatrice, con un colpo d’arma da fuoco sparatole alla nuca, a bruciapelo e di spalle; in appello il suo assassino e’ stato condannato a 18 anni, la sentenza e’ stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Napoli ed ora si e’ in attesa del nuovo giudizio; se verra’ confermata, Mario Beatrice passera’ in carcere solo 13 anni. Letizia Lopez, sorella di Rosaria Lopez, violentata ripetutamente e assassinata l’1 ottobre 1975 nella cosiddetta strage del Circeo da Gianni Guido e Angelo Izzo; il primo dopo appena 5 anni e’ fuori, il secondo, uscito per un permesso e’ stato condannato ad un ergastolo per aver ucciso altre due donne, dopo Rosaria. Ancora: ci sara’ Letizia Marcantonio, madre di Rosanna Jane Wade, uccisa a 19 anni da Alex Maggiolini. E’ stata strangolata, strozzata ed il suo cadavere e’ stato occultato. Lui e’ stato condannato a 23 anni ma e’ uscito dal carcere dopo soli 12 anni.

E poi Filomena Di Gennaro, sopravvissuta al suo carnefice Marcello Monaco ma costretta su una sedia a rotelle a causa dei danni provocati dai ripetuti colpi d’arma da fuoco con cui e’ stata attinta; lui e’ stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione ma trascorrera’ in carcere effettivamente 5 anni e 4 mesi. Sara’ presente Angela Di Natale, madre di Nunzia Castellano, accoltellata a morte il 14 novembre 2003 da Luca Carafa; il suo assassino e’ stato condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione, ma ha scontato in carcere solo 10 anni.Alfonso Frassanito, papà di Carmela, suicida a tredici anni dopo aver subito violenza sessuale da parte di alcuni adulti.

RIFORMA GELMINI UNIVERSITA’:TESTO DECRETO E COMMENTI

RIFORMA GELMINI UNIVERSITA’: TESTO INTEGRALE DDL E ANALISI CRITICA

CONOSCERE LA LEGGE 133/2008 PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA (articolo del 2008)

DALLA DICHIARAZIONE DI VOTO DI DARIO FRANCESCHINI:

Avete battuto tutti i record: il testo contiene circa 170 norme, che diventeranno più di 500 con le deleghe e che richiederanno 1.000 regolamenti da parte degli atenei. È uno slogan e un alibi proclamare l’autonomia come valore e poi approvare una legge che sembra un commissariamento: gli atenei sotto il controllo del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca sotto il controllo del Ministero dell’economia e delle finanze (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
E poi lo sapete: qualsiasi riforma vera ha dei costi, mentre voi pretendete di chiamare riforma un elenco di tagli. Dal primo giorno avete fatto solo tagli all’università: la prima perla, appena arrivati, è stata l’Alitalia finanziata con l’eliminazione del fondo per la ricerca istituito nel 1982 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). E poi: meno 1,3 miliardi di risorse ordinarie per l’università con il decreto-legge n. 112 del 2008 per effetto del blocco del turnover e più 476 milioni di euro tagliati per coprire niente meno che il taglio dell’ICI ai redditi più alti, tolti all’università. Meno risorse con la manovra estiva per le retribuzioni del personale universitario con il blocco degli stipendi, meno un miliardo e 76 milioni al fondo di finanziamento ordinario, rifinanziato soltanto con 800 milioni e mi fermo nell’elenco.
E per coprire tutto questo avete scelto la stessa tecnica, sempre lo stesso copione, quello che avete usato per la scuola nell’anno scorso, nell’anno che abbiamo alle spalle: tagliare e poi andare in televisione e negare i tagli, a dire che non cambierà nulla per tranquillizzare gli italiani. Ma quando è cominciato l’anno scolastico, nel mese di settembre, le famiglie italiane che hanno figli a scuola hanno visto sulla loro pelle cosa sono quei tagli (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Unione di Centro), quando non hanno più l’insegnante di sostegno, quando le scuole cadono a pezzi, quando per assenza di supplenti si mettono quattro classi in palestra con un solo insegnante per cento allievi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Voi tagliate dove tutto il mondo decide di investire: nel sistema della formazione dei nostri figli.

WIKILEAKS su Berlusconi:”Incapace, vanitoso, portavoce di Putin”

WIKILEAKS, REAZIONI IN ITALIA
Berlusconi se la ride e non commenta
Quando ha conosciuto il contenuto delle rivelazioni del sito di Assange, il presidente del Consiglio si è fatto una risata. Il Pd: rivelazioni confermano il livello di discredito a cui ha portato l’immagine dell’Italia nel mondo

ROMA – “Incapace, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo”. Il giudizio su Silvio Berlusconi dell’incaricato d’affari dell’ambasciata Usa a Roma, Elizabeth Dibble, reso noto da Wikileaks, non lascia spazio a interpretazioni. Così come non siamo certo dinanzi a giri di parole quando i diplomatici Usa, nei loro cablogrammi, lo dipingono “fisicamente e politicamente debole”, un politico le cui “frequenti nottate e l’inclinazione a festeggiare a tutto spiano significano che non si riposa a sufficienza”.

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TRANS E DROGA:PER ZACCAI (PDL) CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO

Dopo la notte con due trans, accusa di cessione di stupefacenti per il consigliere provinciale

 

Martedì 16 Novembre 2010

di GIULIO DE SANTIS  

Avrebbe portato la droga al festino che organizzò nella casa di un trans. Adesso la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di cessione di stupefacenti per Pier Paolo Zaccai, il consigliere provinciale del Pdl, che la notte tra il 1 e il 2 luglio si affacciò sul balcone della casa di un viado dando in escandescenze e gridando di essere vittima di un complotto. Secondo il pubblico ministero Nicola Maiorano, quella notte Zaccai non sarebbe stato vittima di nessuna congiura. Ed anzi si sarebbe impegnato a portare lo stupefacente che sarebbe stato utilizzato nel festino a base di sesso e droga nel corso della nottata. Una ricostruzione fondata sulle testimonianze dei due trans brasiliani, Giuliana e Morgana, che parteciparono alla serata terminata con il consigliere in preda ad una crisi di nervi. Le indagini sulla cronaca della notte a casa di Morgana in via Manlio Torquato non avrebbero ancora ricevuto alcun contributo da parte dell’imputato. Dalla notte del 1 luglio Zaccai non ha mai chiesto di essere ascoltato dall’autorità giudiziaria mentre si è difeso pubblicamente lamentando di essere stato vittima di un complotto architettato dai due trans. Zaccai ha sempre sostenuto che i due viados avevano intenzione di incastrarlo perché stava indagando sul mondo dei transessuali. Una versione che Zaccai prima gridò dal balcone della casa di Morgana la notte del 1 luglio. E poi successivamente ha ribadito nel corso dell’estate in un intervista televisiva in cui affermò che l’episodio incriminato era l’epilogo di una serie di fatti anomali. Determinanti per capire cosa sia accaduto dentro la casa di Morgana quattro mesi e mezzo fa sono state le testimonianza dei due trans che parteciparono alla festa. Entrambe vennero ascoltate lo scorso 21 luglio a piazzale Clodio durante un incidente probatorio svoltosi davanti al giudice delle indagini preliminari, Silvia Castagnoli. Secondo quanto riferito dai due viados, la sera del 1 luglio Zaccai aveva dato appuntamento al Fungo dell’Eur ai due trans. Un dettaglio avrebbe colpito Morgana e Giuliana appena il consigliere provinciale, sospeso dopo l’episodio e poi reintegrato nell’incarico, apri la porta della sua auto. Nei loro ricordi, Zaccai appariva un uomo agitato. “Drogato” si è spinta a sostenere uno dei due viados durante l’incidente probatorio.

Una volta salite macchina, Zaccai si diresse a casa di Morgana a via Manlio Torquato, sull’Appio. Anche in questo caso la ricostruzione delle accuse delle Procura è fondata sulle testimonianze di Giuliana e Morgana. Zaccai avrebbe fatto sesso con entrambe, sniffando cocaina che aveva portato. La nottata sarebbe proseguita senza nessuna problema, come hanno detto i due trans. Fino a quando qualcosa modificò completamente l’atmosfera che fino a quel momento era stata serena. Zaccai si sarebbe svegliato dopo un breve sonno, e girando per l’appartamento avrebbe notato un computer dotato di webcam accesso sulla scrivania di Morgana. Forse perché memore dello scandalo che aveva investito qualche mese prima Marrazzo, Zaccai avrebbe perso il controllo dei nervi davanti alla prospettiva di essere stato immortalato in immagini compromettenti. Zaccai si affacciò in preda alla disperazione dalla finestra del primo piano dell’appartamento di Morgana, gridando a squarcia gola: “Aiuto! aiuto! Mi vogliono incastrare, stavo solo indagando su di loro”. Un scena alla quale avrebbero assistito diverse persone. Addirittura qualcuno lo avrebbe ascoltato minacciare il suicidio. Urla isteriche che svegliarono Giuliana e Morgana, in un primo momento incapaci di capire cosa fosse accaduto. I due trans scapparono via e venne chiamata un’ambulanza. Zaccai, in stato confusionale, fu condotto al pronto soccorso del San Giovanni.

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