
DI WILDGRETA
Non voglio togliervi la sorpresa, quindi vi invito a cliccare qui…rimarrete senza parole.
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DI WILDGRETA
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Niente paura, Nicola, la Camera dei deputati, presente al gran completo, anche questa volta voterà contro l’autorizzazione a procedere, e così non verrai arrestato.Magari non sarai più candidato alla Regione Campania con il PDL, ma verrai coccolato e protetto da tutti, eccetto quei “giustizialisti” dell’IDV che si ostinano ancora a chiedere che in parlamento siedano persone immacolate. Che senso ha , oggi, una cosa del genere? Tranquillo, che magari domani sera ti vedremo a Porta a Porta e avrai modo di spiegare tutto a Vespa…Ecco l’articolo:
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Vi terrò aggiornati su eventuali manifestazioni in programma per opporsi alla privatizzazione dell’acqua. Intanto vi lascio alla lettura di questo articolo che spiega bene di cosa si tratta e quali sono gli aspetti deleteri del provvedimento.
di Roberto Rossitutti gli articoli dell’autore

Il nodo della questione è tutto lì, nel titolo dell’articolo 15 del decreto legge n.135, o decreto Ronchi, tramutato in legge al Senato appena un giorno fa. È lungo solo una riga ma vale miliardi. Soldi che usciranno dalle tasche dei consumatori e che arriveranno in quelle di pochi grandi gruppi. Il titolo, dunque, recita: «Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica».
Che vuol dire?Che l’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali avverrà, in via ordinaria, attraverso gare ad evidenza pubblica. Quali sono i servizi indicati? Diversi (gas o trasporto, ad esempio). Ma tra questi uno in particolare: l’acqua. Che con il decreto ha cambiato status. Non più bene pubblico, ma merce. Di «proprietà» dello Stato, dopo una emendamento inserito all’ultimo minuto dal Pd, ma gestita da privati. Un business colossale. Quanto grande? Forse otto miliardi nei prossimi dieci anni. Ma è un calcolo in difetto.
E solo parametrato sulla semplice gestione. Senza contare gli investimenti pubblici ed europei. Attualmente in Italia la rete idrica è coperta da circa 110 gestori. Divisi tra i 91 Ato (ambito territoriale ottimale) esistenti. Grosso modo ad ogni Ato corrisponde una provincia. A crearli fu la Legge Galli del 1994. Che per la prima volta aprì anche ai privati. Oggi 64 gestori sono a totale capitale pubblico e servono oltre la metà della popolazione. Il resto è a capitale misto o privato.
Questo fino a mercoledì. Perché nel giro di un anno o al massimo entro il 2012 l’affidamento dei servizi pubblici locali passerà in mano a «imprenditori o società in qualunque forma costituite». Anche con capitale misto dunque, purché «l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio» sia nelle mani del privato che non può «avere una quota inferiore al 40%» della società. Il pubblico può rimanere ma è il privato che decide quanto o come investire.
E il privato deve fare profitti. E i profitti si fanno abbassando gli investimenti e alzando le tariffe. In Italia dal 1994 (anno della Galli) al 2005 sono stati investiti 700 milioni di euro l’anno nella rete. Nei dieci anni precedenti oltre 2 miliardi di euro. Nel 2008, secondo l’ultimo rapporto del Co.Vi.RI. relativo a 54 Ato, risultavano realizzati solo il 56% degli investimenti previsti (sei miliardi). Questo, scrive Cittadinanzattiva, a fronte di un’impennata delle tariffe di oltre il 47% negli ultimi 10 anni. Seconde solo al petrolio. In Toscana, ad esempio, dove è più forte la presenza di privati, ogni famiglia spende in media per l’acqua 330 euro all’anno a fronte di una dispersione del 34%. I privati, se non regolamentati, non portano efficienza. NelnostroPaesele società più importanti, per capacità e fatturato, sono sei: la romana Acea, la bolognese Hera, la ligure-piemontese Irenia, la triestina Acegas-Aps, la lombarda A2A e Acquedotto Pugliese. Le prime cinque sono quotate. Sono multiutility a capitale misto dove però è il privato che detta le regole. Questo perché ha i soldi necessari e spesso anche il know how. E con la nuova norma avranno un peso ancora maggiore visto che gli enti locali non potranno avere oltre il 40% del capitale delle società in questione.
L’Italia diventeràun terreno fertile per le multinazionali estere, come le francesi Veolia e Suez, che tra gestione e incroci azionari, si stanno mangiando fette di territorio. Per l’acqua «si assiste – per usare le parole dell’Antitrust – alla sostituzione di monopoli pubblici conmonopoli privati». Si prenda l’esempio di Acea.
La società serve il Lazio, una parte della Campania, l’ Umbria, e 4 Ato su sei della Toscana. È il primo operatore nazionale del circuito idrico (ha il 10% del mercato). È controllata al 51%dalComunedi Roma, al10%circa dalla francese GdF-Suez e al 5% dal costruttore Caltagirone. Ma presto il comune di Roma dovrà cedere a privati l’11% della società per unvalore di circa 200 milioni. Lo stesso dovranno fare i comuni emiliani per Hera o quelli di Genova e Torino per la futura Irenia. In totale sul mercato finiranno oltre un miliardo di euro in azioni. Cha andrà ai privati. I quali investiranno per avere un ritorno. E se i piani industriali di 87 Ato mostrano un incremento medio dei consumi di acqua, da qui al 2023, del 17-20%, vuol dire che la privatizzazione dell’ acqua la pagheremo noi.
da Il Manifesto
IL RICATTO DELLE CLINICHE – di Sara Menafra
L’ex governatore del Lazio aveva deciso di tagliare tutti i finanziamenti alla principale clinica dell’imprenditore, la San Raffaele di Velletri.
Nell’ultima settimana, lo strano cambiamento. Prima le telefonate di Berlusconi che gli annunciavano il video coi trans. Poi il passo indietro: «Sulla sanità decide Silvio»
Oltre ai ricattatori, i carabinieri, le trans tutt’altro che affettuose, Piero Marrazzo ha da tempo un nemico: Giampaolo Angelucci, proprietario dei quotidiani Libero e Il Riformista, ma pure titolare di alcune importanti cliniche nel Lazio.
Un nemico che non aveva affatto gradito le scelte del governatore della regione Lazio in fatto di Sanità. E che adesso può stappare una bottiglia di champagne. Perché dieci giorni fa, Piero Marrazzo aveva annunciato che avrebbe tagliato del tutto i finanziamenti alla principale delle sue cliniche. La San Raffaele, di Velletri, che rischiava di dover chiudere in tronco. Ma adesso che Marrazzo non c’è più, e con lui è saltato il piano sanitario del Lazio, ha buone possibilità di salvare i soldi destinati alle sue aziende.
Vale la pena di mettere insieme tre questioni per poi tirare le conclusioni. La prima. Il quotidiano di Angelucci è fin dall’inizio tra i più informati sul video che ritrae l’ex governatore laziale in compagnia di una trans e di un certo quantitativo di cocaina. Ne parla con certezza fin dal primo giorno, quando esplode l’inchiesta. I cronisti di Libero due giorni fa hanno anche raccontato di aver visto il filmato già a metà estate. Per poi scegliere di non acquistarlo perché le immagini del governatore «non erano chiare». Leggi il seguito di questo post »
Appalti e truffe, guai per i Mastella. Sandra Leonardo: ‘Il mondo addosso’

Divieto di dimora nella città di Napoli per Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale campano e moglie dell’ex ministro della Giustizia
Si sono presentati in quattro, i carabinieri che insieme a un ufficiale dell’Arma hanno suonato alla porta della famiglia Mastella a Ceppaloni, in provincia di Benevento. Sandra Lonardo è la destinataria del provvedimento di divieto di dimora in Campania, che gli è stato recapitato dai militari nell’ambito dell’inchiesta su assunzioni e appalti, un filone d’indagine relativo alle attività dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.
Il provvedimento – Il divieto riguarda la città dove si svolge l’attività istituzionale della Lonardo, in qualità di presidente dell’Assemblea. L’indagine coordinata dalla sezione reati contro la Pubblica amministrazione della Procura di Napoli è uno stralcio della inchiesta che nel gennaio 2008 ha condotto all’arresto di Sandra Lonardo e del consuocero Carlo Camilleri. Coinvolto anche l’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella.
Bufera sull’Udeur – Oltre ai Mastella e a Carlo Camilleri, segretario generale dell’Autorità di Bacino sinistra Sele, sono coinvolti nell’inchiesta anche vari esponenti dell’Udeur della Campania, tra i quali l’ex direttore dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Campagnia (Arpac), Luciano Capobianco, e il consigliere regionale dell’Udeur Campania, Nicola Ferraro.
L’inchiesta – Sono 25 i divieti di dimora e sei le misure interdittive del divieto di esercitare impresa e professione eseguite oggi nei confronti di alcuni dei 63 indagati tra politici, dirigenti della pubblica amministrazione, professionisti e imprenditori campani coinvolti nell’inchiesta che rimanda a un’associazione a delinquere impegnata in truffe, falsi, abusi di ufficio, turbativa d’asta e concussione.
(la repubblica 21 ottobre 2009)

Attimi di tensione fuori dal Duomo
Messina, 10 ott. (Apcom) - Contestazione per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all’uscita dal Duomo di Messina, dove si sono svolti i funerali di Stato per commemorare 21 delle vittime dell’alluvione che ha colpito il litorale sud del territorio. Il premier è uscito dalla chiesa seguendo le bare e dribblando i cronisti che lo attendevano dall’ingresso laterale dal quale era entrato all’inizio. Poi Silvio Berlusconi a piedi stava per raggiungere la sua auto quando gli è stato urlato dalla folla: ‘Assassini è colpa vostra’. Alcune persone hanno a loro volta contestato la protesta gridando “è così che commemorate i vostri morti?”.
![[diapositiva4.gifmid.gif]](http://1.bp.blogspot.com/_zTJXN5SHq-E/Rf-Q-WuK-vI/AAAAAAAAAv8/tiEAnbJUKl4/s1600/diapositiva4.gifmid.gif)
I manifesti comparsi in alcune zone di Roma, composti da quattro fotografie: Erich Priebke indicato come assessore alle politiche culturali (capitano delle SS che partecipò alla pianificazione e alla realizzazione delle Fosse Ardeatine), Anna Maria Franzoni assessore alla scuola, famiglia e infanzia (condannata per l’omicidio di suo figlio), Valerio Fioravanti ai trasporti e alla mobilità (ex terrorista di destra, fondatore dei Nar, pluriergastolano, condannato anche per la strage di Bologna), e Piero Pacciani (ritenuto uno dei responsabili dei delitti attribuiti al cosiddetto mostro di Firenze) indicato come assessore alle politiche sociali. I manifesti, solo apparentemente del comune di Roma perchè realizzati con il logo e i colori istituzionali del Campidoglio, non portano in calce alcuna sigla.
ARTICOLI CORRELATI:
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA – L’arresto di Giampaolo Tarantini domina stamani i servizi della stampa internazionale sul caso Berlusconi. Se ne occupano con grande rilievo praticamente tutti i maggiori quotidiani stranieri. “Arrestato l’uomo che procurava ragazze nello scandalo di sesso di Berlusconi”, titola il Daily Telegraph, notando che il presidente del Consiglio, pur non essendo personalmente sotto indagine da parte della magistratura, “è stato imbarazzato dalle accuse” di traffico di cocaina e induzione alla prostituzione mosse a Tarantini: “Gli scandali hanno danneggiato il consenso per il leader italiano, un sondaggio indica che il suo indice di popolarità è sceso dal 62 per cento dello scorso anno al 47 per cento oggi”. Il quotidiano londinese riporta anche la predizione di Antonio Di Pietro che Berlusconi “cadrà come Saddam Hussein”.
“Arrestato l’uomo collegato a Berlusconi”, titola il Guardian, affermando che l’arresto “è un altro colpo per il premier italiano, lo lega ancora più strettamente con un mondo di party alla cocaina e contatti di dubbia reputazione”. Ma vista la sua ostinazione, osserva il quotidiano di Londra, “si ritiene improbabile che dia le dimissioni”.
Titoli e servizi analoghi su tutti i giornali del continente. “Detenuto per traffico di droga l’organizzatore delle feste a casa del primo ministro italiano”, scrive lo spagnolo Abc. “L’arresto di Tarantini ravviva lo scandalo Berlusconi”, afferma El Mundo. “Il fornitore di call girls a Berlusconi arrestato per dorga”, scrive l’Irish Times, sottolineando che si tratta di colui che portò “30 escort” a 18o party a casa del premier. E così via, da El Pais a Le Monde, da La Vanguardia al Clarin, dall’Irish Independent al Financial Times.
L’altro argomento riguardante Berlusconi sulla stampa straniera di oggi sono le “divisioni nel governo italiano sulla permanenza militare in Afghanistan”, all’indomani dell’attacco terroristico in cui hanno perso la vità sei dei nostri paracadutisti: ne parlano El Pais, Le Monde e altri giornali con ampi articoli di analisi delle diverse posizioni assunte dalla Lega e dal Pdl.
la repubblica (19 settembre 2009)

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